Una cucina vegana apre nel campo profughi di Jalazoun, Cisgiordania

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Wajeha mette le proprie abilità culinarie al servizio della sua nuova attività di catering vegano

Sulla scia del grande successo riscosso dalla prima pasticceria vegana della Palestina, avviata da Khaled Safi nel campo profughi di Jalazoun, vicino a Ramallah, una ex sarta ha oggi lanciato una nuova impresa vegana nella stessa zona.

Wajeha Khalde faceva la sarta oltre a prendersi cura della famiglia e poi ha avuto l’idea di fornire un servizio di vegan catering per mettere a frutto le sue doti di cuoca. Dato il crescente interesse per il veganismo nella zona, anche grazie a PAL, il cui fondatore Ahmad Safi è nato e cresciuto nello stesso campo profughi, Wajeha ha preso l’impegno di rendere la sua attività 100% vegan.

Wajeha ha detto: “Stavo pensando da molto tempo di intraprendere una nuova sfida e, dopo aver parlato con Ahmad Safi, ho pensato che un catering vegano sarebbe stato una grande idea. Ci siamo detti che questa iniziativa sarebbe andata incontro a persone in cerca di una dieta alternativa e in più avrebbe valorizzato la cucina palestinese che è storicamente vegana. In questo modo possiamo conoscere di più la nostra storia e cultura”.

“Spero di lavorare con altre donne della mia comunità e fornire un servizio di catering per le persone che vogliono cibo vegano a un prezzo ragionevole per i loro eventi. Al momento stiamo facendo pubblicità al servizio di catering per eventi ma, a seconda del successo che avremo, potremmo iniziare a vendere cibo ai mercati per raggiungere più persone. Tutte le nostre materie prime sono vegane, fresche e non provengono da Israele. Speriamo che questa attività avrà successo nel campo profughi e oltre”.

La prima commissione ricevuta da Wajeha è stata per venti studenti, alcuni dall’università di Al Quds e altri provenienti dal regno Unito come parte di uno scambio culturale, i quali hanno visitato il campo profughi all’inizio di questa settimana per conoscere com’è la vita lì.

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Piatti tradizionali palestinesi, tutti vegani!

Ahmad Safi, direttore esecutivo di PAL, ha detto:

“Wajeha ha servito al gruppo alcuni tipici piatti della tradizione palestine. Molte persone sono stupite nello scoprire che gran parte del nostro cibo è naturalmente vegano o vegetariano e, anche se è inusuale che un’attività commerciale prenda un esplicito impegno di servire solo cibo vegano, i nostri ospiti hanno provato un’autentica esperienza culinaria palestinese”.

Gustando fatayer (un tipo di pasta ripiena di spinaci), melanzane, pomodori, fagioli, piselli e una zuppa fatta di erbe selvatiche, gli ospiti hanno banchettato allegramente. E la cosa migliore è che tutto era privo di crudeltà!

Il signor Safi ha spiegato che in Palestina le persone sono legate alla terra molto più per attività di coltivazione che per l’allevamento del bestiame. I dati dimostrano che, tra tutti i paesi limitrofi, la Palestina ha il più basso consumo di carne procapite, 25 kg per persona all’anno, in confronto, per esempio, a Israele dove il consumo di carne è di circa 102 kg per persona all’anno. Gli altri paesi arabi, con l’eccezione del Kuwait, hanno anch’essi un consumo procapite di carne che è pari o inferiori alla media mondiale di 42 kg per persona all’anno. [1].

Ha dichiarato: “La campagna per il veganismo portata avanti da PAL è incentrata sul rivendicare le nostre tradizioni culinarie che ci ricongiungono con la nostra cultura, con il nostro patrimonio e alla fine con la nostra terra. Il veganismo è spesso visto come una pratica occidentale, moderna, radicale e per persone privilegiate ma per noi significa rivendicare e celebrare quello che abbiamo sempre fatto. Il nostro approccio è di unire il veganismo con la valorizzazione delle persone oltre che con la protezione degli animali, e sta incontrando il favore della gente. Ci aspettiamo che il movimento cresca in futuro”.

[1] Source: http://dylanxpowell.com/2015/02/15/the-myth-of-vegan-progress-in-israel/

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