Veganismo e benessere degli animali in Palestina – Uno studio di ricerca

Veganismo e benessere degli animali in Palestina – Uno studio di ricerca

PALIl team di PAL ha ritenuto ci fosse bisogno di una campagna di sensibilizzazione a favore del
veganismo e della protezione degli animali. E’ infatti diffuso l’errato concetto secondo il quale
l’alimentazione vegana non è un’alimentazione sana ed equilibrata. Anche i commercianti locali
condividono tale convincimento, così che Pal si è convinta del fatto che una campagna pubblica
di educazione e sensibilizzazione e un possibile dialogo con il settore privato debbano basarsi su
di un’accurata conoscenza del contesto sociale, conoscenza che includa le opinioni dei venditori
e dei consumatori, la conoscenza dei livelli di informazione relativi all’oggetto di indagine e i
dati di mercato.
La popolazione palestinese è composta dal 52% di uomini e dal 48% di donne, con il
gruppo di età più numeroso costituito da giovani di 20-22 anni. Questo indica come i giovani
siano una parte importante della società, e spiega quindi perché l’inchiesta di Pal si sia
indirizzata verso di loro.
Tre sono state le università coinvolte: Al Quds a Gerusalemme, Birzeit e Betlemme. Il
48% degli studenti universitari risiede in città, il 46% in villaggi, il 6% in campi profughi.
L’aspetto religioso è stato il primo dato preso in considerazione, questo perché spesso
persone molto religiose hanno una posizione conservatrice nei confronti del veganismo. Il 66%
degli studenti che hanno risposto al nostro questionario si è dichiarato semi-religioso; il 40% si è
dichiarato fortemente in disaccordo sul fatto che la religione proibisca il consumo di carne, ma
contemporaneamente la maggior parte non ritiene che essere vegani sia in conflitto con i dettami
della religione anzi, il 48% è profondamente convinto che prendersi cura degli animali sia una
responsabilità religiosa. Peraltro molte religioni, diverse tra loro, ritengono che avere un
atteggiamento di cura e compassione verso gli animali sia un dovere. Da questi dati abbiamo
dedotto che il presunto conflitto tra veganismo e religione non ha alcun fondamento anzi, che il
veganismo è sostenuto anche all’interno di un contesto religioso.
Il 36% degli studenti dissente fortemente nel considerare il benessere animale un concetto
estraneo alla cultura locale. Tuttavia, nel rispondere alla domanda che chiedeva loro se
ritenevano che la società prendesse poco in considerazione il benessere animale, il 43% si è
dichiarato d’accordo con questa affermazione. Questi risultati dimostrano come la società abbia
un ruolo nel ridurre le azioni a favore degli animali, anche se il concetto di benessere animale
non viene considerato estraneo.
E’ stato successivamente testato il livello di empatia dei partecipanti chiedendo se
secondo loro gli animali possono provare dolore, paura o gioia. La maggioranza ha concordato
sul fatto che gli animali provano emozioni, dimostrando che ciò che manca alla società
palestinese non è la mancanza di empatia, ma la mancanza di azioni per un concreto agire a
favore del benessere animale.

PALIl 43% degli studenti ha espresso una posizione neutrale nel rispondere alla domanda se
la società palestinese si preoccupa del benessere animale. Questa risposta, combinata con altre,
suggerisce che questa fascia di età si preoccupa del benessere animale, ma non ha gli strumenti e
le risorse per supportarlo. Tuttavia, indipendentemente da questa situazione, le motivazioni sono
presenti e forti. Alla domanda che chiedeva se sarebbero intervenuti per fermare o per prevenire
un atto violento su di un animale, il 47% ha risposto che sarebbe intervenuto, mentre il 53% ha
affermato che sarebbe intervenuto dicendo all’autore della violenza di fermarsi .
La possibilità di migliorare il benessere animale è stato testato chiedendo se si ritenesse possibile
prendersi cura degli animali. Il 41% degli intervistati ha dato risposta affermativa. Il 41% si é
anche detto d’accordo con l’affermazione secondo la quale occuparsi dei cani randagi implica
una maggiore sicurezza per le persone. Ciò dimostra come non ci siano svantaggi nel prendersi
cura degli animali. Non c’è mancanza di motivazioni, o di compassione, ciò che manca è un
supporto da parte delle istituzioni e la mancanza di una legislazione specifica.
Ai partecipanti sono state poste domande anche sul cibo vegano e su un eventuale cambio di
alimentazione.
Alla domanda se il cibo vegano avesse una migliore fattibilità economica, il 37% non ha
espresso un parere. Come evidenziato dallo schema sottostante, il 23% non ha espresso un parere
alla domanda se fossero stati disposti a cambiare la loro alimentazione rinunciando alla carne.
Il 37% si è detto fortemente d’accordo con l’affermazione secondo la quale un’alimentazione
vegana può fornire tutti i nutrimenti necessari. Il 30% non ha espresso parere all’affermazione
secondo la quale un’alimentazione vegana è alternativa alla carne nel fornire tutti gli elementi
nutritivi necessari.

PAL
PALC’è una chiara mancanza di conoscenza e di consapevolezza a questo riguardo. Il non esprimersi
spesso corrisponde al non avere le necessarie conoscenze per poter formulare un parere.
Aumentare la conoscenza in questo ambito sarà quindi uno degli obiettivi del nostro lavoro.

Il 37% degli studenti dissente sul cambiare alimentazione e ritiene che la presenza di
prodotti vegani sul mercato non sia un motivo sufficiente per smettere di consumare carne.
Il concetto di veganismo non è molto familiare, in quanto solo il 27% degli intervistati ha
un componente della famiglia che non mangia carne. Al contrario, il 37% degli studenti concorda
sul fatto che è normale che all’interno della propria famiglia si consumino carne e prodotti
animali. L’idea di avere un membro della famiglia vegano o di consumare prodotti vegani
all’interno della famiglia, è estremamente rara.

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PALI risultati della ricerca mostrano come la consapevolezza sia il fattore principale quando
in Palestina si vuole promuovere il benessere animale e il veganismo. Occorre quindi pensare a
come convincere il mercato a importare più prodotti cruelty free.
Nonostante gli intervistati non abbiano preso posizione riguardo ai benefici economici
del veganismo, (così come illustrato nel grafico sottostante), una volta che i prodotti saranno
disponibili, un cambiamento sarà possibile, in quanto renderà più facile a transizione al
veganismo.
Ciò accadrà a livello di società. Per quanto riguarda noi, il nostro compito sarà quello di
focalizzarci su come fare nascere e crescere questa consapevolezza e su come raggiungere il più
vasto numero di persone.

Pensiamo che le persone siano pronte per il cambiamento e che ciò di cui hanno bisogno
sia solo una maggiore informazione e una più profonda consapevolezza.
E’ essenziale che la nostra missione di sostenere il passaggio verso il veganismo venga
considerata un diritto di scelta, senza restrizioni di carattere religioso o di altra natura.
La carne non è indispensabile e può essere sostituita da altri alimenti .
Spesso si ritiene che il veganismo sia solo una dieta. Il veganismo è un modo di vivere
che ha alla sua base l’assenza di ogni violenza. I vegani non utilizzano nessun prodotto di origine
animale, in quanto ciascuno di essi è frutto di violenza, sfruttamento e morte.
. Con la guida ed il costante supporto di Faunalytics, nei prossimi anni saremo in grado di
costruire il nostro messaggio strategico e di far sì che la società palestinese possa beneficiare
della nostra ricerca.


Per chi desidera esaminare ulteriori dettagli su questo sondaggio condotto da PAL, si prega di scaricare questo file pdf.

Se hai altre domande, non esitate a contattarci all’indirizzo info@pal.ps

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