Israele, prima al mondo per il veganwashing?

Israele, prima al mondo per il veganwashing?

Photo Credit: Anne Paq/Activestills.org

Photo Credit: Anne Paq/Activestills.org

Israele è stato descritto come un “paradiso vegano” e si ritiene che abbia la più grande popolazione vegana al mondo. Si è anche dibattuto su come in Israele il movimento vegano sia iniziato come parte integrante della lotta per la giustizia e contro ogni tipo di oppressione, compresa l’occupazione e la colonizzazione della Palestina. Tuttavia, questo non rientra nel dibattito mainstream dei vegani israeliani per i quali il veganismo non sembra essere in conflitto con il sionismo. Al contrario, Israele sta usando il “veganwashing” per occultare i danni che l’occupazione sta causando alla vita dei Palestinesi e al veganismo in Palestina, e sta ora guadagnando il sostegno internazionale di vegani famosi che, intenzionalmente o involontariamente, sono diventati strumenti di marketing nel “veganwashing” del “paradiso vegano”!

“Vibe Israel”, ad esempio, è un’organizzazione israeliana creata per “connettere positivamente i Millennials con Israele e ispirarli a condividerne la storia” e per promuovere Israele come un moderno e pacifico Paese con “vantaggi competitivi” ma, purtroppo, circondato da vicini malvagi, cioè i Palestinesi e gli altri Arabi, che insistono per prolungare il conflitto senza una ragione apparente, o probabilmente per una ragione che solo “Vibe Israel” può spiegare ai Millenials che connette. Come parte di questa nuova campagna di marketing, “Vibe Israel” ha invitato importanti blogger vegani a visitare quello che ha definito “l’impero vegano chiamato Israele”. Tali campagne sono purtroppo percepite positivamente dalla comunità vegana internazionale, ignorando l’elefante palestinese nella stanza e trascurando un’occupazione lunga settanta anni e il furto e l’appropriazione della cultura e della storia della Palestina. L’occupazione sionista della Palestina, infatti, non si è fermata al furto della terra e delle risorse naturali, ma si è espansa includendo l’artigianato, il patrimonio culturale e la cucina tradizionale. Le persone che hanno familiarità con il contesto israelo-palestinese probabilmente hanno già visto come Israele rivendichi come sua proprietà quasi tutto ciò che è palestinese.

Gli occupanti hanno colonizzato la Palestina, rinominato con il nome di Israele la quasi totalità del suo territorio, e poi hanno iniziato ad appropriarsi della sua cultura e della sua storia sostenendo che le sue risorse naturali e culturali, tra cui animali, cibo, musica e costumi, fossero israeliani. Ad esempio, il cane di Canaan è stato riconosciuto come “razza nazionale di Israele” e il Falafel e l’Hummus sono ampiamente promossi come piatti nazionali israeliani. Il colonizzatore non può sopravvivere senza mentire su tutto, sempre.

E questo è ciò che Israele ha fatto sin dalla sua proclamazione, settanta anni fa, cancellando la sua oscura storia e la lunga oppressione dei Palestinesi con la promozione di “ buone azioni” come vantaggi competitivi del pacifico paradiso eco-compatibile chiamato Israele. Israele sta utilizzando tutti i movimenti sociali che stanno emergendo per migliorare la propria immagine a livello internazionale. Il nuovo programma Vegan Birthright è un esempio di come il governo israeliano sfrutti il veganismo e lo usi al servizio del colonialismo. “Birthright Israel” è un programma creato nel 1999 che ha inviato oltre 500.000 giovani ebrei adulti in un viaggio di dieci giorni in Israele, in nome del rafforzamento dell’identità ebraica e del collegamento con lo stato ebraico. Qualsiasi persona ebrea, di qualsiasi paese del mondo, può avere accesso a questo viaggio gratuito e, inoltre, può ottenere la cittadinanza automatica se sceglie di immigrare in Israele. Recentemente, è stato aggiunto al programma un viaggio Vegan Birthright, chiamato “Israele per i vegani”. Questo programma promuove Tel Aviv come ” città leader mondiale del veganismo”, e questa definizione può essere ritrovata in molti blog di vegani che hanno visitato la città e sono rimasti colpiti da quanto effettivamente fosse vegan. Molto probabilmente, per queste persone ciò che rende vegan una città è solo l’avere ottimi ristoranti vegani!

[1] Vedi RENOUNCING VEGAN BIRTHRIGHT (Apartheid isn’t vegan)

Ugualmente Hasbara, una forma di propaganda che mira a diffondere informazioni positive su Israele e il suo operato, ha mobilitato un esercito di social media in cui gli utenti pro – Israele hanno commentato gli annunci di “Vibe Israel”, o dei blogger vegani invitati per il summenzionato tour, con frasi del tipo: “Israele è un centro globale per il veganismo e oltre al tradizionale cibo israeliano, vi si trovano incredibili ristoranti vegan di tutti i tipi “.  Vale la pena ricordare che tutti i commenti che si oppongono a questo punto di vista vengono cancellati e ad alcuni commentatori è stato vietato replicare alle pagine e ai post di” Vibe Israel “e dei vegan bloggers.

Screenshot con i commenti pro Israele sulla pagina del tour vegano del blogger Buddhist Chef

Screenshot con i commenti pro Israele sulla pagina del tour vegano del blogger Buddhist Chef

Screenshot con i commenti pro Israele sulla pagina del tour vegano del blogger Buddhist Chef

Screenshot con i commenti pro Israele sulla pagina del tour vegano del blogger Buddhist Chef

 

Abbastanza ridicolo è il fatto che pochi sanno che Israele è uno dei più grandi consumatori di carne al mondo, con oltre 80 kg di carne pro capite all’anno, ed è di gran lunga il più grande consumatore di pollame al mondo, con 57 kg di pollame pro capite all’anno. Vale la pena ricordare che secondo un articolo del 2015 pubblicato sul quotidiano israeliano Haaretz, mentre il 3% degli ebrei israeliani sono vegani, tra i Palestinesi israeliani (cioè i Palestinesi che non furono espulsi dalle loro terre nel 1948 e vivono in quello che è oggi Israele) il numero dei vegani è due volte più grande. Nello stesso contesto, in Israele i test sugli Animali sono in aumento e  metà di essi comportano il massimo dolore consentito. Quasi tutti gli Animali sono uccisi dopo i test. Il governo israeliano ha inoltre emesso un avviso di sfratto per chiudere l’unico centro israeliano, (in effetti l’unico centro al mondo), specializzato nell’allevamento dei cani di Canaan, in quanto sostiene occupi  illegalmente un terreno del governo. Pertanto, non solo il movimento vegano in Israele viene usato per distogliere l’attenzione internazionale dalla prolungata occupazione della Palestina e dalle sue violazioni dei diritti umani, ma le affermazioni di un “paradiso vegano” non sono nemmeno minimamente vere quando si osserva da vicino la situazione degli Animali in Israele e i continui attacchi dell’esercito israeliano contro gli Esseri Umani e gli Animali in Palestina. Le guerre su Gaza ne sono un esempio.  Moralmente parlando, gran parte della produzione dei prodotti vegani avviene negli insediamenti israeliani illegali all’interno dei Territori palestinesi, dove viene praticata una quantità significativa dell’agricoltura israeliana. Questo pone un dilemma morale per i vegani che sono anche attivisti per i diritti umani giacché molto del cibo vegano venduto in Israele, è stato prodotto in terra rubata, all’interno di insediamenti che violano la Legge Internazionale. Proprio per questo il professore israeliano Ayel Gross ha scritto che “a Tel Aviv è molto più facile trovare cibo libero dallo sfruttamento degli Animali che trovare cibo libero dall’oppressione e dallo sradicamento di altri Esseri Umani”. Inutile menzionare le implicazioni catastrofiche degli insediamenti illegali israeliani sulla vita dei Palestinesi. Pertanto, prima di applaudire ad una presunta vittoria per gli animali in Israele, è essenziale fare un’analisi critica del contesto in cui si è svolta per evitare di cadere nella trappola del veganwashing israeliano, e finire per sostenere un governo genocida che usa la lotta per i diritti degli Animali per migliorare la propria immagine e coprire la violenza contro gli Umani, mentre ipocritamente continua a sfruttare e uccidere Animali non umani. In realtà, il prezzo morale che paghiamo per disconnettere la lotta per i diritti degli Animali dalla lotta per i diritti umani sta riproducendo, rafforzando e rendendo sostenibili altre oppressioni.

Noi di Palestinian Animal League vogliamo attirare l’attenzione sul fatto che abbiamo cercato di contattare The Buddhist Chef, uno dei blogger vegani invitati dagli Israeliani, per proporgli di visitare i territori palestinesi, ma questi ha rifiutato l’invito sostenendo di avere un programma molto pieno. Inoltre, amici non palestinesi ci hanno riferito che alcuni post che sulla sua pagina cercavano di evidenziare gli aspetti qui proposti, sono stati cancellati e gli scriventi bannati.Una delle persone bannate era una donna ebrea israeliana che lo criticava per aver sostenuto il “veganwashing”.

PALQuesto messaggio vuole raggiungere i blogger vegani che partecipano alla visita dell’'”Impero Vegan chiamato Israele” organizzata da “Vibe Israel”, non intende invece dire alle persone come devono pensare e agire, ma solo, da vegani, chiedersi:

  • Perché sono vegano?
  • Il significato del veganismo è poter scegliere tra molti ottimi ristoranti vegani?
  • Sì, la politica rovina sempre tutto, ma ho intenzione di ignorare un intero lato della storia solo perché una parte sta vendendo una versione vegana ben confezionata?
  • Sono consapevole del concetto di “veganwashing”? E perché è importante per Israele?
  • Riesco a vedere quando il veganismo è un mezzo utilizzato per pulirsi la coscienza e per aiutare a nascondere il ruolo di qualcuno nel perpetuare la sofferenza di altri?
  • Posso pensare all’intersezione e combattere per la giustizia per tutti, perché tutti meritano giustizia?

 

 

 

 

 

Fonti:

 1. Israele tra i maggiori consumatori di carne al mondo
 http://www.israelhayom.com/2017/07/20/israel-4th-worldwide-in-meat-consumption-oecd-report-says/
 2. La sperimentazione animale in Israele
 Animal experiments in Israel rise by 51% in 2016
 https://www.timesofisrael.com/half-of-animal-testing-in-israel-involves-maximum-pain-allowed-study/
 3. Il Programma Vegan Birthright
 
Israel for Vegans & Vegetarians
4. Palestinesi del 1948 (arabi israeliani) vegani e vegetariani https://www.haaretz.com/.premium-veganism-on-the-rise-among-israeli-arabs-1.5397532 5. L’agricoltura israeliana nei Territori Occupati https://whoprofits.org/content/made-israel-agricultural-export-occupied-territories 6. Articolo di Ayel Gross
Israel for Vegans & Vegetarians
Il merito dell’articolo, e di gran parte delle fonti, va alla nostra amica Sandra Guimares

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